domenica 26 marzo 2017

È permesso?

In questi primi mesi dell'anno ci siamo goduti la nostra nuova casa, ovvero il risultato dei cambiamenti seguenti alla mia fantastica idea di chiudere il salotto nello studio. Una delle prime cose che ho pensato, a proposito dello studio-laboratorio traslocato, invece, in salotto, è stata quella di creare una sorta di open space, usando come pareti le librerie e il mobile del salotto, così da avere (io) sempre un occhio alla cucina e allo stesso tempo di nascondermi alla vista dei passanti, dato che la nostra porta d'ingresso è una porta a vetri.

Arredare l'ingresso: la tenda.
La tenda non bastava...

Un piccolo dettaglio rendeva superflua la separazione dell'ingresso dalle scrivanie: la nostra porta dà sul retro dell'edificio, e il giardino dei vicini dall'altra parte della reticella è a sua volta il retro della casa dei vicini. Eppure da due anni pensiamo di piantare una siepe, che aiuterebbe almeno psicologicamente soprattutto me, che mi sento da sempre una cavia da laboratorio sotto osservazione, sempre oggetto di commenti tra la disapprovazione e lo stupore per la mia stranezza. Caso vuole che l'unica volta che la vicina ha parlato con noi al di sopra della rete, sia stato proprio quando stavamo zappettando con amore attorno alle melanzane - e per dirci cosa? Se volevamo qualche melanzana del suo orto, buonissima. Mi sarei sentita a casa, di nuovo tra le abitudini del mio Paesello in cui la verdura non si compra ma si scambia, se non avessi pensato che la vicina voleva farci notare che non era periodo di trapianto di melanzane, ma periodo di raccolta. Anche se le nostre melanzane sono nate e cresciute abbastanza bene (e ne ho già seminato i semi raccolti l'anno scorso), e anche se le sue melanzane erano altrettanto buone e il gesto è stato gentile, io mi sono un po' infastidita.
Qualcuno ricorderà infatti i Folletti e gli altri personaggi di CasaMia qualche anno fa, che non perdevano occasione di commentare e sottolineare e smontare qualsiasi mio gesto creativo o iniziativa di cambiamento. Alli che mi dà corda in tutto mi fa quasi paura: ci sarà mica dietro un tranello?

Arredare l'ingresso: serve un separè.
...serviva un separè.

Non avevo nessuna intenzione di tappare l'ingresso: sin dal nostro trasloco l'ingresso è il posto di Matilde (e del semenzaio), da cui entra luce tutto il giorno, perché quelle della porta d'ingresso sono le uniche imposte che vengono aperte sin dalla mattina (da Alli), e da cui ogni tanto passa anche l'aria, quando viene aperta la porta. In estate tengo la porta aperta tutto il giorno, così entra un po' di caldo, visto che casa nostra sembra una cantina.

Arredare l'ingresso con le piante.
2015

Arredare l'ingresso con le piante.
2016

Arredare l'ingresso con le piante.
2016, trapianto di cipolle.

Arredare l'ingresso con le piante.
2016, la prima volta di Limone da noi.

Il mio primo pensiero, quando ho deciso che la libreria poteva fare da parete, è stato per Matilde: avrebbe trovato posto sullo scaffale perché la nostra libreria è fatta a cubi aperti (tranne i quattro agli angoli), abbastanza ampi; quindi non solo avremmo preservato la luce che entra dall'ingresso, perché i libri sono più bassi dei cubi; ma avremmo avuto il doppio dello spazio per i libri e spazio anche per Matilde, perché i cubi sono più profondi dei libri! Dal lato dell'ingresso, quindi, in alcuni cubi c'è una seconda fila di libri miei, perché a me non importa che il sole scolorisca i dorsi, e in alcuni cubi ci sono le mie Matilde. Nei cubi chiusi ho appeso qualche “quadretto”.

Arredare l'ingresso con una libreria.
I libri li avevamo, volevamo una libreria.

Arredare l'ingresso con una libreria.
2015

Arredare l'ingresso con una libreria.
2016

Arredare l'ingresso con una libreria.
2017

Una volta prese le misure, e appurato che la seconda libreria era effettivamente traballante come la ricordavo, e che quindi sarebbe stato meglio lasciarla a ridosso della parete, il secondo lato dell'open space è stato delimitato dal solo mobile basso (e pesantissimo) che era già nel salotto prima che diventasse studio-laboratorio. Il mobile conteneva già documenti e carte che normalmente si tengono nello studio, ma talmente disordinate che, una volta messe a posto, hanno liberato spazio anche per tutte le mie stoffe che prima erano ammonticchiate nella credenzina. Ma il mobile aveva un retro nudo, che pur non essendo brutto, mi chiamava per essere valorizzato, come si dice.

Arredare l'ingresso con le foto.

Pensavo di sfruttare quelle foto sparse che da anni traslocano da una parete all'altra, da un'anta a un'altra, ma dopo una prova con nastro di carta, non mi piacevano e così ho deciso di rivestire tutto con fogli, foglietti e fogliettini: ho recuperato, anche dal cestino della carta straccia, volantini e altri depliant, ma soprattutto ne ho approfittato per riordinare i volantini e depliant che io e Alli accumuliamo, spesso doppi, da quando viaggiamo insieme, e ho ritagliato da tutti la parte scritta, ma solo se la pagina era bianca e l'inchiostro nero. Con questi ritagli nero su bianco e colla vinilica mista ad acqua, ho rivestito l'unico lato non buono del mobile basso, e il risultato mi piace molto, nonostante si noti in controluce che io non sono esperta come dico di colla vinilica: in alcuni punti l'ho spennellata anche sopra i foglietti e si vedono i segni! Ma poco importa, è tutto fatto in casa, e io non vendo niente, neanche l'idea.

Arredare l'ingresso con la carta.

Una seconda prova con le foto, però, mi ha rivelato che non era lo sfondo neutro a non piacermi, ma proprio l'idea di incollarci le foto a casaccio. Siccome il modo in cui erano disposte non era male, e siccome da qualche parte le volevo appendere, ho scelto la parete a lato dell'ingresso per un quadro di foto, cartoline e adesivi che non avevano più una casa. Quella parete è stata usata come poggia quadro (una locandina cult, edizione limitata, di cui non abbiamo più la cornice, ma che è bella anche così), e per l'albero di natale da parete, nel 2015.

Arredare l'ingresso con una stampa.
Natale 2015.

E nel 2016 finalmente anche per un attaccapanni, che abbiamo trovato nella nostra cantina, quella vera, e abbiamo anche scoperto perché era stato portato lì: non si regge in piedi. L'attaccapanni che avevo in mente io però era un po' diverso:

Arredare l'ingresso con una attaccapanni da parete.
Foto da houzz.it

Infine l'attaccapanni, sorretto da un'enciclopedia della letteratura noiosa come non mai (sì, ho provato a leggerla), si è spostato dall'altra parte della porta, e la parete dell'ingresso è diventata una scarpiera con foto:

Arredare l'ingresso con le lucine di natale.

Arredare l'ingresso: scarpira e attaccapanni.
Babbo natale non voleva lasciarci.

Arredare l'ingresso: scarpiera fai da te.

Arredare l'ingresso: quadro di foto.
Anche i quadri appesi sul termosifone son cambiati, e forse cambieranno ancora, perché si devono adeguare alla nuova destinazione d'uso dell'angolo. Nuova non del tutto, perché le scarpe le mettevamo già lì, e quell'angolo contribuisce alla pulizia dei nostri pavimenti, perché lasciamo all'ingresso le scarpe che avevamo fuori casa (io, che esco così poco, a volte mi dimentico di cambiare le ciabatte quando esco a sbattere la tovaglia, altre volte invece, per fare in fretta, esco con le sole calze). Una cosa che ha cambiato di posto è lo stendino: come ho detto ora lo metto nel salotto e non più vicino al termosifone dell'ingresso (in realtà ora, proprio ora, lo metto fuori, visto che le temperature si sono alzate, ma anche prima non lo mettevo da subito vicino al termosifone, perché gli facevo fare vari giri per la stanza in base al grado di umidità/asciugatura).

Arredare l'ingresso
Fino a poco tempo fa, nell'angolo che si è formato tra la libreria all'ingresso e il mobile basso che separa lo studio dalla cucina, c'era il nostro limone: la posizione era scomoda, perché riduceva il passaggio ad una striscia tra lui e l'attaccapanni, quindi abbiamo perso alcuni limoni appena nati, ma era l'unico angolo davvero luminoso. Ora lui è fuori nella serra in attesa che le temperature si stabilizzino, mentre l'angolo tra i due mobili è una specie di magazzino delle cose temporanee, che fa di casa nostra una casa viva sin dall'ingresso.

Arredare l'ingresso: la libreria.

Anche i tanti cd di Alli (che devo finire di riordinare) hanno provato vari orientamenti, finché quello con la faccia verso la cucina è risultato ideale, sia per scegliere i cd, sia per l'estetica, sia per lo spazio che comunque lasciano dietro di loro, sul mobile, dove possiamo poggiare un sacco di oggetti che fanno sembrare il nostro studio-laboratorio una redazione giornalistica.

Arredare l'ingresso con quello che si ha in casa.
Come arredare l'ingresso con quello che si ha in casa.
Visto dalla cucina, il nostro studio-laboratorio non è più così:

Arredare l'ingresso con l'albero di natale.
Questo infatti era il salotto.

 Ma così (consideratela un'anticipazione della prossima puntata):

Arredare l'ingresso con un mobile basso.
Adesso limone è fuori.

Ps. il titolo si riferisce all'usanza che c'è in palude di dire "(è) permesso?" quando si entra in casa, in qualsiasi situazione, anche quando l'unico abitante della casa sta entrando prima o dopo l'ospite; anche quando l'ospite è un parente stretto che più stretto non si può; anche quando si sa già che dietro la porta non c'è nessuno, perché dietro la porta c'è la scala o il corridoio che porta alla cucina. Non mi stupirei di scoprire che qui anche i topi di appartamento che entrano dalla finestra si annunciano così... A me quest'usanza non piace, infatti quando entro dico sempre solo "ciao", ma solo se dentro c'è qualcuno, sennò sto zitta. Sarà per questo che nella casa dello Spirito non entra mai nessuno? (tranne Mariposa, ma lei è una medium)
Questo modo di dire mi fa venire in mente l'usanza, di cui mi ha raccontato mia madre, di salutare obbligatoriamente con "Deus bos bardet" (in sardo: "Dio vi protegga") quando si entrava in una casa durante una panificazione, momento delicatissimo in cui l'ingresso di persone a carica negativa (seppur inconsapevoli o in buona fede) poteva mandare a puttane tutta la panificazione del mese. Anche la risposta era standard, ma ora non la ricordo: ho trovato questa foto, però la risposta scritta nel dialogo non è quella che mi aveva detto mia madre.

18 commenti:

  1. L'attaccapanni piace anche a me fatto così

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  2. (è) permesso? :)
    Buongiorno! Ma dai, che bello arrivare qui e sentirsi accolti nella vostra casa...poter vedere come avete organizzato-riorganizzato gli spazi. Quanta cura, attenzione e amore che si sente...
    Mi piace la luce che c'è e mi piace tantissimo il senso di vissuto che traspare, che per me è il vero senso di una casa-nido. Sì, perché le case sono fatte per essere vissute in ogni angolo :) Un abbraccio e buona domenica :) p.s. Da oggi, le giornate diventano davvero lunghe :)

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    1. Non potrei mai avere una casa-museo, scapperei subito! Ora, quando si entra, si capisce subito che casa è: il divano, enorme, vuoto, non ci rappresentava. Noi siamo più da scrivania - mentre la compagnia può stare in cucina ;)
      Buona settimana!

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  3. Cara Elle ammiro la capacità di organizzare gli spazi della tua casa nel modo più idoneo alle vostre esigenze in modo da sfruttare al meglio gli spazi disponibili;).
    Mi piace il rivestimento con i dépliant recanti colore nero e bianco..troppo originale e l'effetto e' veramente bello a vedersi;),bello anche l'attaccapanni,ottimo aver sfruttato gli spazi sottostanti e sovrastanti:)).
    Mi piace molto inoltre la tua casa,la sensazione che trasmette e' di luminosità,spazio e ordine al tempo stesso:).
    Per quanto riguarda poi la frase da pronunciare non appena si entra..penso dipende dal grado di confidenza con la persona interessata...e dalla persona..e invece relativamente alla frase in sardo..sai che non la conoscevo?Penso che però si possa collegare a quell'atteggiamento (che ben ricordo invece:)di fare di tutto per non essere'presi ad occhio'nel senso che una parola o un atteggiamento sbagliato poteva essere responsabile del cattivo esito di un progetto o di una determinata azione,per quanto non necessariamente la persona'responsabile'doveva essere in malafede!
    Un abbraccio e buona domenica:))
    Rosy

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    1. La frase è in sardo barbaricino, mia madre mi ha raccontato che addirittura per non compromettere senza volerlo la buona riuscita del pane, le persone che sapevano di essere porta-iella (non commento questa credenza, mi dispiace sempre sentire che un tempo c'erano persone convintissime di questo) si tenevano lontane dalle case in cui si panificava, per evitare di fare danni non voluti. Va da sé che nelle case in questione veniva sparso sale grosso sulla soglia, contro chi non era consapevole di portare sfortuna o di essere invidiosa. Il saluto veniva pronunciato proprio per mettere le mani avanti e far sapere subito che non si voleva portare il malocchio, perciò immagino il panico che dilagava se qualcuno entrava in casa e non salutava così! Era come se entrasse il diavolo in persona!
      Queste storie antiche mi affascinano sempre :)
      Buona settimana a te, un abbraccio!

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  4. Che bello vedere che ci sono persone che la pensano come me. Cioè: la casa deve essere comoda per chi ci abita, non bella per chi la vedrà.Le case perfettine, con i cuscini coordinati al divano che è coordinato alle tende che sono coordinate ai colori dei libri nella libreria...che noia le case da rivista.
    Ecco perchè non faccio foto a me o casa mia...sono troppo svitata per la normalità.🙃🙃🙃

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    1. Io sono sempre stata un po' fissata con l'abbinamento di colori, ma a tutto c'è un limite 🙃 Col tempo, ad esempio, ho collezionato tazze di diverso tipo: me ne serviva sempre solo una, e così ad un certo punto ne avevo cinque o sei di colore e forma diverse e senza accorgermene le usavo per scopi diversi: una per il caffellatte la mattina, una per il tè o la tisana, una per il caffè del pomeriggio, una per il caffellatte di mezzanotte (mi prendevano le voglie di caffellatte e biscotti). Era un "servizio di tazze" bellissimo e da allora ho capito che la mia strada era quella scoordinata! ahahahah

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  5. Da interno, noto con piacere come certi oggetti, certe immagini, siano diventate parte dell'arredamento senza volerlo, quasi per caso, tipo il poster di "Jackie Brown" o il Gramsci-rock :)

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    1. Jackie Brown cambia angolo, ma ormai è di casa! Anzi, proprio perché cambia angolo è decisamente un poster acclimatato in palude ;)

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  6. Mi fai ricordare la casa dei miei genitori, quante volte uscivo addiritura scalza per andare a fare due cose e la mamma mi sgridava che poi sporcavo tutto al ritorno :P Comunque devo dire che hai fatto buon uso dello spazio ed è anche molto carino da vadere. Ma visto che avete dei vicini che amano farsi i problemi degli altri perché non cambiate il vetro della porta con un vetro tranlucido o opaco o come si chiami, quello fa entrare la luce ma non si vede in modo distinto quello che succede dentro?
    Cari saluti!
    Flo

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    1. Sì, anche mia mamma mi sgridava, e in estate, poi, quando gravo senza calze e lasciavo le impronte dei piedi ugualmente!
      I vicini non sono invadenti (a parte quella volta), nel senso che non ci rivolgono la parola, a malapena un ciao, ma noi ci siamo un po' fissati e ci stiamo organizzando per la siepe.
      Una soluzione simile a quella che consigli tu, ma con l'adesivo che rende opaco il vetro, l'ho pensata invece per la camera da letto, e sarà un prossimo acquisto assieme alle piante per la siepe :)
      A presto!

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  7. Una bella idea la libreria che fa da divisorio, ci avevo pensato anch'io per il mio ingresso-salotto ma purtroppo avendo poca luce in quella stanza ho paura che non sia una soluzione che posso adottare.

    Io quando entro in casa dico sempre "oppi???" (il diminutivo che uso per chiamare mio marito, per sapere se c'è e dov'è) e subito dopo "torna dentro!!" (perché appena apro la porta il mio gatto va a farsi le unghie sullo zerbino del vicino).

    C'è stato un periodo, in pieno loop da film/drama/cartoni giapponesi che quando rientravo strillavo "Tadaima!" E a proposito di usanze giapponesi (e asiatiche in generale) noto che anche tu hai l'abitudine di togliere le scarpe prima di entrare in casa!

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    1. Infatti la luce ch entra dalla porta da sola non basterebbe, noi abbiamo un'altra finestra per lo studio-laboratorio, ci è andata benissimo! Ti ci vorrebbe un separè opaco...
      Il tuo "torna dentro" mi ha ricordato quando andiamo da mia sorella e veniamo accolti dai due cani: altro che "permesso" è tutto un "giù! stai giù!" ahahah
      Togliere le scarpe è usanza anche tedesca, sia cambiarle con le pantofole sia restare in calzettoni, se si è ospiti, anche se molti chiedono, un po' come si chiede "chiudo la porta?" e la risposta è logica, certo ;) A me come usanza piace molto.

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  8. Ciao Elle, che bella la soluzione della libreria come separé, mi piace molto.
    Potresti anche dipingere i vetri della porta-finestra d'ingresso, così la luce che entra sarebbe anche colorata, oppure opacizzarla con le apposite pellicole, come ho visto che ti hanno già suggerito.
    Buon we. =)
    Dani

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    1. Grazie Dani. Abbiamo deciso che una bella siepe sarà l'ideale, stiamo pensando però alla pianta giusta, sempreverde, e magari con fiori e frutti... esagerati!, ci basteranno le foglie :)

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  9. È bellissimo vedere una casa vivere e trasformarsi, mutare come mutiamo noi, le nostre esigenze. Inseguire il sole, mi viene da dire.
    Per me, come sai, adesso è immobilità, forse per questo ho una specie di struggente nostalgia della mia casa (ex).
    Vedere la Palude attraversata dallo Spirito mi da un gran senso di pace.

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    1. Pensa che un tempo non ero Elle lo Spirito, ma Elle Girasole :)
      La casa muta con noi e noi con la casa, e col giardino, che muta anche autonomamente, oltre che con noi. Capisco la tua nostalgia, l'immobilità ne provoca attacchi terribili, e poi succede che si tende a mitizzare il passato, a edulcorarlo delle cose brutte che comunque c'erano: a me è successo con Berlino la prima volta ad esempio, poi ho riletto il mio blog di allora e ho "scoperto" che quel periodo non era così bello e vario come lo ricordavo ahahaha
      Sei la benvenuta, se aiuta la tua pace :)

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Buona permanenza nella Casa nella Palude
Elle, il vostro spirito di fiducia.

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