venerdì 31 marzo 2017

Riassunto del mese di marzo.

Mese ricco mi ci ficco. Marzo pazzerello. Tanto va la gatta al lardo...
Il mese che si conclude oggi è iniziato attorno agli articoli, discussioni, pareri sull'8 marzo, ovvero la giornata internazionale della donna: non più “festa”, e non più fioraio di paese che strabuzza gli occhi perché non sa nulla di marketing. Quest'anno è stato organizzato uno sciopero internazionale, che non è partito dall'Italia ma che in Italia è stato ben accolto, e anche io, che sono sempre restia a tutto ciò che fa gruppo, unione, bandiera, maglia dello stesso colore, allegria oltre che serietà del tema, eccetera, almeno con lo spirito mi sentivo partecipe. Ed è già tanto: il merito è tutto della giusta causa. Ho sempre trovato stupida la festa della donna, ma mi pare geniale sfruttarla per ricordare a tutti che molto spesso, quando una donna muore, è perché è stata uccisa da un uomo che, ancora nel 2017, la considerava un oggetto di sua proprietà, e che magari prima di buttarla via (cioè di ucciderla), ha voluto usarla un'ultima volta (cioè stuprarla). Non sono favorevole al “festeggiamo le donne tutto l'anno perché fanno tanto per noi”, a me basterebbe il rispetto, il riconoscimento del fatto che anche le donne sono persone (e spesso sono persone più umane e più mentalmente stabili degli uomini – e non parlo di me) e la fine totale e definitiva di tutte quelle frasi, parole e atteggiamenti sessisti, maschilisti, che anche le donne hanno. Giusto ieri ho visto su instagram il profilo di una ragazza che pubblica foto e scrive frasi che forse, nella sua ignoranza, trova simpatiche o anticonformiste (lei, donna, che scherza sulle donne), ma erano a dir poco sessiste e io ho lottato a lungo contro la mia voglia di commentare sotto i MiPiace delle sue amiche, per dirle quanto stupido, pericoloso e offensivo sia il suo comportamento pseudo-aperto e moderno. Naturalmente le foto in cui c'era lei (come la foto sul profilo) erano normali, ma oltre a queste linkava le solite foto e frasi incorniciate prese dal web, che più invecchio, e leggo ancora in giro, meno tollero. Non ho commentato, ma forse avrei dovuto: è da un po' che non mi tiro addosso discussioni accese con sconosciuti perché non mi faccio i cazzi miei su certi temi (solo una discussione blanda, su temi meno preoccupanti, giusto l'altro ieri).

Piccole donne vive.

Leggiamo di più 2017
Rullo di tamburi: ho abbandonato L'amore ai tempi del colera in tedesco, perché non ci capivo nemmeno la metà di quello che leggevo. Nel frattempo avevo per mano altri libretti, perciò non ho ancora messo in pratica il buon proposito di prenderlo in prestito in biblioteca in italiano, perché so che l'autore mi piace e intuivo che il libro è interessante. I libretti letti sono: Le radici e le ali di Gianluca Morozzi e Lorenzo Arabia, la biografia dei Gang, di cui ho visto il concerto con Alli (qui il suo resoconto).

I Gang in concerto al Vag61.

Era il suo compleanno e guarda caso a Bologna suonava questo gruppo italiano storico che lui segue da sempre, o quasi, e che ha una storia davvero interessante e condivisibile, infatti dopo il grande successo hanno deciso di tirarsi fuori dal giro commerciale e di continuare a suonare per dire quello che devono dire e per il piacere di suonare. Fanno tanti concerti e gli ultimi due dischi sono autoprodotti, anzi coprodotti con il crowd funding, e Alli naturalmente è stato tra i finanziatori. Il giorno dopo c'era la mostra su Hugo Pratt, sempre a Bologna, e così siamo andati a vederla, ed è piaciuta molto anche a me: non conoscevo Corto Maltese, ma le sue storie avventurose mi hanno conquistata subito, il fascino della magia, dell'avventura, del mistero della sua vita; perciò ho letto subito i fumetti della raccolta Corto Maltese che Alli aveva a casa, mentre il romanzo che abbiamo comprato al museo, scritto sempre da Hugo Pratt, non l'ho ancora letto. Visto che c'era, Alli mi ha consegnato dalla sua libreria anche Coliandro di Lucarelli e Catacchio, anche questo un fumetto di cui a quanto pare c'è il romanzo (io sapevo solo della serie televisiva, che però non ho mai visto).

Hugo Pratt a palazzo Pepoli.
Non solo Corto Maltese, ma soprattutto.

Hugo Pratt a palazzo Pepoli.
Tavole ad acquerello o disegni tracciano il persorso di Hugo Pratt.

Hugo Pratt a palazzo Pepoli.
Stralci da biografie e interviste completano la mostra.

Dopo una serata con amici, con cui son finita a parlare dei miei detersivi autoprodotti, ho ricevuto in prestito due bei libri: Senza pesare sulla terra. Le mie esperienza di ecologia quotidiana di Elisa Nicoli, in cui l'autrice racconta il suo percorso lento, tortuoso e anche divertente verso l'ecologia e l'autoproduzione quasi totale, cioè alternata all'acquisto tramite i GAS, grazie al quale non entra più nei supermercati ; mi è piaciuto molto, sia perché un po' mi sono ritrovata nel suo modo di vedere le cose, di avvicinarsi pian piano, per gradi, al suo obiettivo, e nel suo modo di considerare questi gradi definitivi; lei è arrivata ad azioni missionarie di conversione di tutti i suoi amici (fallite), pur portando avanti la sua battaglia e il suo cambiamento senza complici, sempre da sola, unica pazza. Io non ho mai cercato di convertire le amiche (già così ne ho poche), ma è vero che quando scopro nuovi modi di affrontare la vita anche quotidiana, modi che mi affascinano e conquistano, diventano anche per me una vera e propria fissa, non parlo di nient'altro per giorni, leggo tutto quel che trovo, prendo appunti faccio calcoli, e al massimo divento noiosa per Alli e per mia sorella, tutti gli altri invece sono salvi. Il secondo libretto di Elisa Nicoli che mi è stato prestato è invece un libretto pratico, che consulto così tanto che Alli ha detto che me lo compra, ma forse sarà il caso che mi tenga la copia prestata e dia a chi me l'ha prestata la copia nuova! Si intitola Pulizie creative. Detersivi e cosmetici naturali e un po' conferma le ricette che avevo un po' le completa con informazioni molto utili. Il tono di entrambi i libri, un tono di entusiasmo e ricerca costante senza voler fare la predica a nessuno né previsioni da fine del mondo, mi è piaciuto molto, ma soprattutto mi sono piaciuti (in entrambi i libri) i numerosi rimandi a siti, aziende, pdf scaricabili con ulteriori informazioni, sia sugli ingredienti, sia sulle ricette, ma anche sulla decrescita e autoproduzione in generale, ad esempio ho capito un po' meglio cosa sono i GAS.
Alla fine di tutto ciò ho iniziato a leggere Lettere contro la guerra di Terzani, con cui sono ancora all'inizio.

Chi legge fa molta strada.
Fotografato in una biblioteca di paese.


I film del mio 2017
Al cinema abbiamo visto Rosso Istambul di Ferzan Ozpetec, di cui non so dire se mi è piaciuto o no, o meglio, non so dire cosa mi sia piaciuto, visto che non ha portato a nulla, ma anche sì, però non si capiva bene dove volesse parare, in ogni caso uno dei personaggi è sparito e ancora non si sa dove sia. Interessanti conversazioni, ma allo stesso tempo niente di che. Insomma boh.
Decisamente più interessante Il diritto di contare di Theodore Melfi, una storia vera non troppo sdolcinata, una storia normalissima di tre donne normalissime, a parte l'intelligenza fuori dal normale: lavorano per la NASA ai programmi spaziali e sono state fondamentali nel primo lancio sulla luna, nonché sconosciute al mondo intero sino ad oggi. Il film percorre con normalità la loro storia in quei giorni decisivi per l'America (qui la sdolcinatezza americana non poteva non esserci, altrimenti mi sarei preoccupata), e solo di tanto in tanto viene ricordato che le tre donne, oltre ad essere donne in un mondo di uomini, erano anche nere in un mondo di bianchi: talmente intelligenti da finire alla NASA, e non certo come addette alle pulizie né alla fotocopiatrice, ma pur sempre nere. Interessante la scena in cui la matematica (nera) chiede all'assistente del capo (bianca) dov'è il bagno in quell'edificio (è appena stata trasferita ai piani alti) e lei le risponde “non so dove sono i vostri bagni”. Il nuovo capo della matematica è interpretato da Kevin Costner: quando ero ragazzina, e tutte avevano un attore preferito, il mio era lui, uno di cui avrei appeso il poster in cameretta, se fossi stata una da poster; mi limitavo a ritagliare le sue foto dai giornali, ma poi non sapevo che farmene e le buttavo; mia madre mi avvertiva quando davano Guardia del corpo in televisione, ma dopo qualche anno mi annoiava rivedere sempre lo stesso film (Balla coi lupi non lo davano così spesso, infatti non mi ricordo nemmeno di cosa parla). Non ho mai trovato affascinanti altri attori fino a oggi, e anche se la mia infatuazione è durata pochi anni, mi ha fatto piacere scoprire in questo nuovo film che Kevin Costner è invecchiato benissimo, ed è stato anche divertente ricordare che quando piaceva a me era comunque già “vecchio”, perché aveva quarant'anni e io sedici!

Pentole e padelle nella cucina dello Spirito.
Non solo pentole e padelle.

Slam di Andrea Molaioli non era altrettanto determinante, anche se fatto bene, con interessanti scene oniriche (non erotiche) del protagonista diciassettenne, appassionato di skateboard, che scopre di aver messo incinta la sua fidanzatina appena lasciata per, appunto, lo skate, sulla scia del suo idolo, un americano famoso che ha inventato lo skateboard e l'ha reso uno sport per professionisti o qualcosa del genere (nel film ci sono brani dalla sua autobiografia, in lingua originale con sottotitoli, che Samuel legge quasi come una bibbia, anche se a un certo punto i conti non gli tornano). Ultimo discendente di una famiglia di ragazze madri, non voleva proprio che la sua fidanzatina tenesse il bambino, da qui gli incubi. Alla fine tutto si conclude bene, con una scena però che non si capisce se sia realtà o una nuova puntata dell'incubo, incubo che comunque sembra virato al meglio.

Gita al lago.

Abbiamo concluso il mese di marzo con due film fantastici, di quelli che non sfioro Alli nemmeno con un dito (normalmente al cinema mi spalmo su di lui, per poi lamentarmi del torcicollo): Elle di Paul Verhoeven e Manchester by the sea di Kenneth Lonergan. Due film così belli che non so cosa dire. Il primo non è la mia biografia, “elle” in francese significa “lei” e appena usciti dal cinema ho detto “adesso ho capito il titolo: è un film femminista di brutto”. Infatti, nonostante la protagonista sia solo una (Michelle, e Alli infatti pensava che Elle fosse il diminutivo, e anche se nel film nessuno la chiama Elle, ma solo Michelle, Alli potrebbe non avere tutti i torti, e la scelta del nome non essere casuale, e io aver interpretato tutto benissimo, perché l'ambiguità è in tutto il film, o almeno l'incertezza), le donne del film sono tutte protagoniste; siccome però tutta la storia ruota attorno a Michelle e allo stupro che ha subito da uno sconosciuto mascherato, e alle persone con le quali lei ha a che fare giornalmente, solo alla fine, e proprio grazie all'ultima scena finale al cimitero, io ho capito che gli uomini erano tutti di contorno, inutili, secondari, coloranti, ecc. Solo l'ex marito infatti dava subito l'idea di essere uno che, di fronte al carattere forte di Michelle, non poteva che essere senza midollo, facile a spaventarsi e a ficcarsi in storie che poi lo fanno soffrire, mentre lei, pur stuprata, continua la sua vita come se niente fosse, decisa più che mai a non coinvolgere la polizia un'altra volta nella sua vita. Suo figlio sembra più che mai uno sprovveduto immaturo, e solo quando è con la sua fidanzatina incinta mostra tutta la sua mancanza di carattere e di senno, mentre lei, pur incinta, ha in mano la situazione (e non disdegna di sollevare da sola gli scatoloni da trasloco). L'amica e complice di Michelle, col suo bel sorriso sereno, sembra completare il quadro delle donne forti possibili, altrettanto incurante dei “problemi” che causano gli uomini (lavorano assieme e i loro dipendenti sono quasi tutti ragazzi), ma lei al contrario di Michelle sorride con tutto il viso, anche con gli occhi, mentre Michelle sorride solo a labbra chiuse e il suo sorriso può essere scambiato per quello di una psicopatica, e visto il suo comportamento il dubbio rimane per tutto il film: fantastica e stupenda Isabelle Huppert, ma proprio tanto. Il quadro delle donne però non è completo senza la vicina di casa: molto cattolica, sempre disponibile ad aiutare gli altri, gentile, sorridente e forte come tutte le donne del film; anche lei insospettabile, solo alla fine si capisce che non è affatto una vittima. Nessuna di queste donne è o vuole essere una vittima, solo Michelle però dà subito l'impressione di essere una donna forte e autonoma, tutte le altre lo mostrano col tempo, pian piano, perché non bisogna per forza essere stronze, per sapere cosa si vuole, e non bisogna per forza volere il danno altrui, quando si sa cosa si vuole; anzi Michelle ha una sua gentilezza, non subito visibile, vista la sua “spigolosità” e sincerità, eppure è apprezzata da tutti - solo con la nuora non va (ancora) d'accordo. Ognuna di queste donne trae la sua forza da qualche parte dentro di sé, che sia fede in dio, ottimismo innato, o determinazione, non importa: è qualcosa che non dipende dagli uomini (dal sesso maschile). Tutte queste riflessioni le ho fatte dopo il film che, come ho detto, è concentrato sullo stupro e su Michelle che non fa nulla di concreto, ma che allo stesso tempo non smette di pensarci e di tenere gli occhi aperti, sopratutto quando capisce che lo stupratore potrebbe essere qualcuno che conosce (e che la odia?); eppure non è un giallo, ma è un vero e proprio thriller, lungo e ansiogeno, non si sa mai cos'altro potrebbe accadere, ci sono scene quasi comiche e altre in cui c'è da trattenere il respiro, e anche quando si scopre chi è lo stupratore, il film continua, perché? Semplice: perché il protagonista non è lo stupratore ma è Michelle, e lei non ha ancora finito di giocare al gatto e al topo. Cosa farà la nostra eroina?

Gita al lago.

Manchester by the sea di Kenneth Lonergan, è altrettanto tragico, il protagonista è molto deciso, ma in maniera diversa, e il film mostra il suo passato segreto (in realtà noto a tutto il paese) in maniera diversa dal film Elle: non tramite i suoi racconti, come fa Michelle, ma attraverso i suoi ricordi sofferti, nel momento in cui questi prendono il sopravvento, ovvero a spezzoni di intensità crescente man mano che il film va avanti. L'evento che scatena i ricordi è anche qui un evento tragico iniziale e attuale, ovvero la morte del fratello di Lee, per un'anomalia al cuore, nota da tempo, che spesso rendeva urgente il ricovero in ospedale: Lee, che ora abita in un'altra città, accorreva ogni volta per occuparsi di suo nipote ma presto capiamo che anche lui aveva una famiglia lì in paese, e anche che tornare per sempre, come tutore di suo nipote scelto da suo fratello, potrebbe essere molto doloroso per lui, ma perché? In questo film si segue il ritmo del nipote Patrick, un adolescente da una vita sociale molto intensa e con un carattere allegro come aveva suo padre, che sembra prendere bene il lutto, tranne in alcuni momenti particolari, ad esempio quando scopre che il corpo non si può seppellire perché il terreno è troppo ghiacciato (è inverno) e che dovrà essere conservato in frigorifero fino alla primavera, o quando suo zio decide di andar via alla fine dell'estate e di affidarlo legalmente ad amici di famiglia molto stretti (ci è rimasto il dubbio che fossero mezzo parenti, vista l'amicizia profonda). Per il resto del film Patrick è tranquillo e sembra spensierato, ha un buon rapporto con suo zio, che al contrario ha un atteggiamento musone, da adulto solitario che non da spiegazioni eppure sempre pronto a scusarsi con gentilezza, non litiga e non urla senza motivo, ha un bellissimo rapporto con tutti. Tranne con gli estranei: con quelli litiga e fa a botte anche per motivi futili, o senza motivo. In effetti solo chi non è della famiglia lo tiene a distanza, lo guarda storto, bisbiglia pettegolezzi, lo giudica, ed è solo in questi momenti, e nelle scene in cui Lee ricorda il passato (riconoscibili perché il nipote Patrick, spesso presente, è piccolo) che si intuisce che qualcosa è successo: perché quella famiglia che aveva ora non c'è più, dov'è finita? E dov'è finita la spensieratezza che aveva allora, cos'è successo? Al di là di queste scene, Lee ha il normale comportamento di una persona che ha perso il fratello e deve farsi carico di tutto, anche di un ragazzino (con cui ha un buon rapporto). Una menzione speciale va alla musica, che in molte scene (“da film muto” dice Alli con entusiasmo) è l'unica voce presente e noi vediamo solo le facce, vediamo muoversi le labbra, ma non sentiamo nulla di quello che viene detto, sembra che siano quasi scene al rallentatore, in realtà è la musica che rallenta o diventa tragica. Il film ruota attorno ad aspetti concreti di una morte: il funerale, le pompe funebri, l'amministrazione della casa, cosa fare della barca (è un paese di pescatori), con chi lasciare il ragazzo, se avvertire la madre (ex moglie alcolizzata del fratello) ecc. con la lentezza di Lee, che ha la situazione in mano e allo stesso tempo non c'è tanto con la testa, si vede che è altrove coi pensieri, che si sforza di esserci e di parlare e ce la fa, ma è altrove – alternata al ritmo trascinante di Patrick. Il finale è bello, anche se triste, tutto va dove deve andare e non ci possiamo far molto, se non trovare una soluzione che vada bene un po' a tutti.

Ingredienti per il dado vegetale.
Prossimo obiettivo: rifare il dado vegetale.

Il riassunto sarebbe ancora lungo, tra cambiamenti in casa e lavoretti di cucito, ma è iniziata la primavera delle semine e non ho proprio tempo di rivangare il passato recente: devo zappare l'orto.

6 commenti:

  1. Cara Elle mi sono persa questo post,apparso solo oggi nell'elenco lettura blogger(cui mi affido abitualmente per seguire i blog che seguo).
    Sai che anch'io non ci tengo particolarmente alla festa della donna?In origine aveva un significato(commemorare le operaie che agli inizi del secolo scorso si battevano per migliorare le proprie condizioni lavorative e morirono arse vive nella stessa fabbrica in cui erano impiegate).
    L'8Marzo doveva essere quindi una data commemorativa e doveva rappresentare,idealmente,un incitamento per tutte le donne a migliorare le proprie condizioni,a lottare per ottenere i diritti che dovrebbero spettare loro e che non sempre vengono garantiti.
    Oggi a mio parere questo significato originario si è andato a perdere del tutto e ha prevalso(come anche per altre ricorrenze e festività)l'aspetto commerciale..la ricorrenza si e' del tutto svuotata del suo significato originario.
    E' anche vero che il rispetto nei confronti delle donne dev'essere un sentimento naturale,spontaneo,scontato quanto quello che nella normalità si ha nei confronti degli altri uomini! E non ci dovrebbe essere bisogno di date commemorative per ricordare di questo!
    Per quanto riguarda le frasi di quella ragazza...posso immaginare il nervoso che hai avuto nel leggerle e lo sforzo che ti sei autoimposta per non cadere nella tentazione di commentare esprimendo quanto realmente pensavi...
    Grazie mille per la segnalazione di libri da te letti(io sto rileggendo,a distanza di anni,'Se questo e' un uomo 'di Primo Levi)ne terrò conto;)e dei film che hai avuto modo di vedere..mi hanno colpito gli ultimi du;).
    Un bacione:)).
    Rosy

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    1. Cara Rosy, siamo d'accordo sulla festa della donna, che è sempre stata dedicata alle operaie di cui parli anche tu, e forse solo di recente è diventata "giornata internazionale" a cui si aggiunge anche la "giornata contro la violenza" che credo sia a novembre. Giornate inutili, se poi non si cambia la mentalità, e davero ne vedo tante in giro di persone che, più o meno consapevolmente, inneggiano alla mancanza di rispetto (per scherzo? no, sul serio!). Mi sono trattenuta, ma vorrei non leggere più certe cose...

      I film che ho messo per ultimi sono davvero bellissimi, se li danno dalle tue parti ti consiglio vivamente di andare a vederli, Manchester by the sea ha vinto anche due oscar quindi credo che verrà programmato ancora a lungo nelle sale!
      Un abbraccio :)

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  2. Ottime le rece dei film ... a me è piaciuto molto anche il terz'ultimo, Slam, anche per questa sua vena surreale e buono nel raccontare il mondo dei ragazzini di oggi.

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    1. Surreale al punto giusto. Quanto ai ragazzini di oggi... non ne conosco, non so se li ha raccontati bene ;)

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    2. Come non ne conosci? Volevi dire: non ne conosco a parte te Ally ;)*

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